NAPOLI - Lorenzo Insigne, ex capitano del Napoli oggi attaccante del Pescara, ha rilasciato un'intervista al settimanale "Sportweek" della Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "Ho cominciato all'Olimpia Sant'Arpino e già il sabato sera non uscivo perché il giorno dopo avevo la partita. Nel settore giovanile del Napoli c'erano ragazzi più forti di me, ma che non avevano la mia mentalità. Io volevo arrivare a tutti i costi. Zeman? Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano. Se mi sono mangiato i gomiti per essere andato via dal Napoli che poi ha vinto due scudetti? Non mi sono mangiato un bel niente. Io sono un tifoso del Napoli e mi fa solo piacere che abbia conquistato due scudetti. A me resta il rammarico di non aver vinto nell'anno dei 91 punti, ma in fondo con il Napoli ho trionfato ogni giorno: da napoletano, giocare in quello stadio, con quella maglia e con quella fascia da capitano è una vittoria. Andavo in campo con una responsabilità difficile da sopportare. Da giovane ho fatto qualche cavolata, ho litigato coi tifosi. Oggi me ne pento e dico che non lo rifarei più, perché ho capito che le critiche, anche le più dure, erano fatte per spronarmi. Sai il problema qual è? Che la gente non mi ha capito abbastanza, un po' anche per colpa mia. Sono uno simpatico, mi piace scherzare. All'inizio però resto sulle mie, diffidente, tengo le distanze perché non puoi mai sapere se, chi ti avvicina, lo fa con qualche secondo fine. Quando a gennaio il club mi ha chiamato, avevo le lacrime agli occhi. 'Che fai piangi?' Dice mia moglie. Sì, rispondo. Piango perché amo il Napoli. Ai tifosi del Napoli oggi voglio dire che con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. E l'amore non si pesa".
di Redazione
28/03/2026 - 08:27
NAPOLI - Lorenzo Insigne, ex capitano del Napoli oggi attaccante del Pescara, ha rilasciato un'intervista al settimanale "Sportweek" della Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "Ho cominciato all'Olimpia Sant'Arpino e già il sabato sera non uscivo perché il giorno dopo avevo la partita. Nel settore giovanile del Napoli c'erano ragazzi più forti di me, ma che non avevano la mia mentalità. Io volevo arrivare a tutti i costi. Zeman? Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano. Se mi sono mangiato i gomiti per essere andato via dal Napoli che poi ha vinto due scudetti? Non mi sono mangiato un bel niente. Io sono un tifoso del Napoli e mi fa solo piacere che abbia conquistato due scudetti. A me resta il rammarico di non aver vinto nell'anno dei 91 punti, ma in fondo con il Napoli ho trionfato ogni giorno: da napoletano, giocare in quello stadio, con quella maglia e con quella fascia da capitano è una vittoria. Andavo in campo con una responsabilità difficile da sopportare. Da giovane ho fatto qualche cavolata, ho litigato coi tifosi. Oggi me ne pento e dico che non lo rifarei più, perché ho capito che le critiche, anche le più dure, erano fatte per spronarmi. Sai il problema qual è? Che la gente non mi ha capito abbastanza, un po' anche per colpa mia. Sono uno simpatico, mi piace scherzare. All'inizio però resto sulle mie, diffidente, tengo le distanze perché non puoi mai sapere se, chi ti avvicina, lo fa con qualche secondo fine. Quando a gennaio il club mi ha chiamato, avevo le lacrime agli occhi. 'Che fai piangi?' Dice mia moglie. Sì, rispondo. Piango perché amo il Napoli. Ai tifosi del Napoli oggi voglio dire che con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. E l'amore non si pesa".